Gli psicofarmaci sono di solito prescritti come "soluzione" a un problema: in realtà mascherano soltanto il problema e impediscono alla persona di vedere la vera causa.
In alcuni casi la sofferenza di una persona può raggiungere livelli intollerabili ed allora può essere necessario utilizzare psicofarmaci, al fine di ridurre sensazioni spiacevoli insopportabili. Così come nel caso della necessità di utilizzo di un antidolorifico, alcuni psicofarmaci possono aiutare, nel breve periodo, a superare o tollerare condizioni molto difficili; ciò non significa (esattamente come per gli antidolorifici), che essi "curino la malattia". Inoltre il loro utilizzo prolungato, alti dosaggi o, in casi specifici, particolari principi attivi, possono creare effetti negativi sulla persona, tali da sconsigliarne la somministrazione.
II CCDU è fortemente contrario ai metodi coercitivi e dannosi impiegati spesso nel campo della salute mentale. Gli orrendi effetti collaterali di alcuni psicofarmaci, sono frequentemente sottovalutati: dipendenza, spossatezza, diminuzione dell'impulso sessuale, tremori, incubi, aumento dell'ansietà e comportamento violento o suicida, solo per citarne alcuni. Alcuni psicofarmaci possono provocare anche danni irreversibile al cervello e al sistema nervoso.
Sebbene a volte gli psicofarmaci siano in grado di attenuare il dolore mentale o emotivo connesso con il vivere, nel fare ciò possono anche soffocare la spinta che promuove la ricerca di vere soluzioni e miglioramento.